Il tesserino da giornalista pubblicista? «Consente di entrare gratis al teatro» e «di avere prezzi ridotti per le spedizioni» (sic!). Ovviamente il sacro fuoco del giornalismo non colpisce al cuore certo per questo, ma «le agevolazioni che questo mestiere comporta di certo non vengono disdegnate».
Dal “corso di formazione” in e-book “Il giornalista online” (Bruno Editore) autrice Eleonora Gurrieri, 7 euro. Sette euro, nemmeno pochi per un libro digitale, anche se in copertina assicura che in cento pagine “Dal cartaceo al digitale” si apprenderanno “tutte le informazioni necessarie per scrivere articoli da professionista”.
Mica da ridere. C’è chi non ci riesce dopo tre anni di università, stage nei giornali, due anni di scuola di giornalismo e un esame di stato abilitativo (con ulteriore corso preliminare di una settimana e studio di 3 libri di testo di 1.150 pagine totali), ma Eleonora Gurrieri ne è certa: in soli tre giorni, sulla base della sua personale esperienza, renderà chiunque un perfetto professionista.

libro giornalista

Del resto, a pensarci, non è difficile. Basta imparare “come funzionano i giornali” (primo giorno di corso, 14 pagine da 15 righe in media), “come funzionano i giornali online” (secondo giorno, 19 pagine), “come scrivere un articolo per il web” (terzo giorno, 45 pagine). E infine, in tempi in cui nel mondo dell’informazione, dopo anni di disoccupazione e precariato c’è chi arriva a suicidarsi per la disperazione, basta leggere le 7 pagine dell’appendice (“dove vendere i propri articoli”) per entrare in quella che una volta era una delle caste più invidiate e temute del BelPaese.
L’autrice spalma il suo genio professionale in 13 “segreti”, alcuni dei quali nessuno mai potrebbe immaginare, altri nessuno immagina ancora, tipo: il nome di una testata giornalistica deve 
essere semplice e facile da ricordare; le figure professionali indispensabili per un 
giornale sono: proprietario, direttore responsabile e direttore 
editoriale; un giornale si contraddistingue per la 
periodicità (quotidiana, settimanale, mensile, trimestrale, ecc.) 
e la tipologia (quotidiano, rivista, rotocalco, free press); la maggior parte dei nomi che indicano uno spazio pubblicitario sono abbastanza intuitivi per facilitare la 
comprensione al cliente; il contenuto è la cosa più importante, bisogna informare e attirare l’attenzione del lettore; le immagini aiutano l’interazione con il lettore, grazie anche al legame che hanno con la diffusione di notizie sui social network; i giornali tradizionali vendono spazi pubblicitari, gli spazi pubblicitari nei giornali online sono detti banner.

Le “perle“ che si succedono fra un segreto e l’altro, soprattutto quelle che si riferiscono alla professione del giornalista, all’uso della lingua italiana (da parte dell’autrice) e alla conoscenza dell’organizzazione redazionale, rendono la lettura dell’e-book tutto sommato abbastanza divertente. Sette euro spesi bene insomma.

Qualche esempio?

  • «Ho scritto questo libro (…) anche per rendere noto il percorso che va seguito se si vuole intraprendere la carriera in ambito giornalistico, sia in via diretta che in via trasversale». (??)
  • «Bisogna recarsi nel tribunale della città dove si intende fondare la propria testata e farsi dare dalla cancelleria i documenti necessari». Forse voleva dire “l’elenco dei documenti…”

Nella domanda al presidente del tribunale per l’iscrizione della testata, oltre al “nome”, la periodicità e così via, «va citata anche l’argomentazione» del giornale.
«La redazione è composta dal proprietario, dal direttore responsabile e dal direttore editoriale». Vaglielo a dire al sindacato. E «più è grande e diffuso il giornale, maggiore è il numero dei membri della redazione». Questo vaglielo a spiegare all’editore.
Spassose le definizioni di alcune figure professionali in un giornale: Il fotografo? «Collabora col grafico e alle volte svolge anche le sue mansioni». Il grafico? «Crea le pubblicità seguendo le indicazioni che gli vengono fornite. Per farlo utilizza dei programmi di grafica e fotoritocco». Il fattorino? «Si occupa di ritirare i giornali stampati dalla tipografia e distribuirli. È indispensabile per i giornali di media diffusione e/o a distribuzione gratuita». E ancora: «Tutti coloro che collaborano a un giornale devono saper interagire fra di loro: i giornalisti con i fotografi, i promoter con il centralino ecc.».

Decisamente singolare è la spiegazione dei conteggi dei pezzi che deve fare chi vuole iscriversi all’Albo dei pubblicisti: il numero degli articoli è diverso «per ottenere il tesserino rispetto a un nostro collega che pubblica su di un mensile. Il perché è ovvio e dipende dalla frequenza delle uscite e dalla rispettiva possibilità di pubblicazione. Un nostro articolo ha una possibilità su 30 di essere pubblicato in un quotidiano, mentre in un mensile ha una possibilità su una». Quindi la probabilità dipenderebbe dal calendario mica dal merito delle notizie che vengono proposte.

Infine, ma il florilegio di stupidaggini è inarrestabile, il capitolo più delicato: come guadagnarsi da vivere. I consigli sono semplici: cercare lavoro su siti specializzati di annunci e offerte di collaborazioni giornalistiche, dove i pezzi sono retribuiti, «al raggiungimento di 30 articoli, 4 euro cadauno, ma nella maggior parte dei casi le offerte vanno da 0,50 cent a 3 euro ad articolo/notizia».
Ma attenzione: «L’esclusività è ormai richiesta il 99% delle volte. Badate a non fare i furbi e a vendere per unici gli stessi articoli a più amministratori di blog, perché esistono modi per controllare l’originalità del post e si fa presto a fare brutta figura. Quando prendete un impegno dovete portarlo a termine. Evitate di rispondere agli annunci se poi non intendete iniziare la collaborazione. In molti si spazientiscono e quando in futuro, magari senza farci caso, risponderete a un annuncio del medesimo utente, questo si ricorderà bene di voi e non vi terrà più in considerazione. La puntualità deve essere una vostra dote. Se promettete l’inserimento di tre articoli al giorno dovete farlo e rispettare l’accordo. I webmaster che si affidano agli articolisti tengono molto alla puntualità e al rispetto degli accordi e se vi dimostrerete affidabili state pur certi che le collaborazioni dureranno nel tempo». Insomma, fatevi sfruttare, non osate fiatare e diventerete ricchi e famosi a 50 cent a notizia.

L’autrice, si deduce dal testo – visto che manca una biografia – ha cominciato scrivendo notizie e recensioni sui portali, ha fatto la venditrice di pubblicità, oggi scrive per un sito che si occupa di motori ed è probabile che non abbia mai visto un giornale da vicino in vita sua. Ma è certo che sia ben lontana dai problemi che stanno uccidendo non solo una categoria ma anche il settore dell’informazione che lei descrive come il sol dell’avvenir.
Ben sette euro, Bruno Editore. Su Amazon l’edizione più economica della “Divina Commedia” costa 99 centesimi.

STRONCATO

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