Shock traumatico per lo più, dovuto a situazioni che hanno lasciato tracce nella psiche difficili da sanare, tanto da indurre comportamenti ritenuti potenzialmente pericolosi per sé e per gli altri. O magari semplicemente stati depressivi gravi.

Ma anche paura, paura di morire e quindi il rifugio in malattie inesistenti per salvarsi dalle trincee, dalle bombe, dai combattimenti: comportamenti anomali, strani, aggressività, un certificato medico e anche le mura di un manicomio – con le sue sbarre alle finestre e le maniere forti di una medicina mirata a controllare il pericolo della malattia mentale – in questi casi, possono diventare “rassicuranti” rispetto al rischio di lasciarci la pelle.

Gli archivi dei manicomi liguri (in particolare via Galata, Cogoleto e Quarto) conservano circa 9 mila cartelle cliniche di militari ricoverati dal 1910 al 1923, con tutto il patrimonio di informazioni relativo ai soldati della Prima Guerra Mondiale.

Fra questi molti sono i “simulatori” scoperti dai medici – perché in preda a vere crisi quando erano controllati e poi assolutamente tranquilli e con comportamenti normalissimi quando si credevano non osservati – e consegnati alle autorità militari con diagnosi di “non alienato”, imputati poi di diserzione. Significativo un faldone con i casi del 1918, l’anno della fine dl conflitto fra le Nazioni Alleate – tra le quale il Regno d’Italia – e gli Imperi Centrali, con oltre 9 milioni di caduti, quando i traumi fra i militari al fronte erano più numerosi e gravi.

Tra i ricoverati, anche 37 prigionieri di guerra austroungarici provenienti dai forti di Genova, in cui erano reclusi, e 6 disertori. Le diagnosi sono varie, molte riconducibili a quello che potremmo definire “shock post traumatico”.

Scorrendo le rilevazioni effettuate negli archivi liguri, si scopre che nei manicomi genovesi ogni anno – in condizioni “normali”, i ricoverati erano da 230 a 350. Ecco invece il totale degli internati uomini nell’arco decennio 1913-1923 a partire dal 1910 al 1923.

Fra gli anni più “affollati” di militari, soprattutto in via Galata, Quarto e Cogoleto, il 1916 (546 ricoverati); il 1917, che segna l’ingresso degli Stati Uniti d’America a fianco delle Nazioni Alleate), 820; il 1918 (fine del conflitto) 725; e l’anno successivi, 756.

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