L’uomo che a Genova cancella le scritte che deturpano i muri e ricolora i palazzi fa il salto di qualità e parte da via San Vincenzo, la via degli acquisti parallela a Venti Settembre. Dopo anni di lavoro solo come jolly, durante i quali ha ridato l’aspetto originario a immobili nel centro storico e in altre zone della città imbrattati dallo spray di writers che non hanno niente da dire o ricoperti da strati di volantini e manifesti con gli annunci più disparati (e disperati), sta pensando che il suo hobby dai risvolti sociali può diventare qualcosa di più impegnativo. Quando della sua attività – iniziata un paio d’anni fa in maniera rigorosamente anonima – di “ripulitore volontario” armato solo di spatole, vernici solventi e pennelli, cominciò ad occuparsene la stampa, Eugenio Costa aveva lanciato un appello: se altri seguissero il mio esempio, con pochi soldi a testa e un impegno di alcune ore la settimana potremmo essere noi cittadini a tenere Genova pulita e attraente.

E in diversi, già sensibili al tema (V. servizio Genova24.it) lo avevano seguito, mentre lui collezionava da un lato molte lodi e ringraziamenti dei cittadini e dall’altro reazioni negative di qualche cosiddetto writer non entusiasta di essere cancellato agli occhi dei posteri (V. servizio Genova Quotidiana): «Ma io – ha sempre detto Costa – distinguo fra gli artisti che si esprimono sui muri e gli imbrattatori, e ho i miei criteri». E ha anche i suoi seguaci, che lo incoraggiano e a loro volta si danno direttamente da fare sui problemi a più largo respiro, sostenuti dai Civ, attraverso gruppi organizzati come “Genova contro il degrado”, l’associazione “Amo il Centro Storico – Genova Sarzano” o il “Cantiere di idee” del Carmine.

Eugenio Costa, continua così da anni la sua opera, è diventato un personaggio in città ed è un vulcano di idee: nei suoi 56 anni di vita ha studiato, ha viaggiato, ha veleggiato nel mondo dell’arte, fatto il fotografo con studi e mostre a Genova e a Londra, e recentemente ha lanciato l’idea delle mostre di foto nelle pareti delle cabine telefoniche ormai non più usate da nessuno, per abbellirle con immagini da lui stesso scattate in giro per la città e lasciate “free” per chi voglia portarsele a casa. «Un’esperienza – dice – che mi piacerebbe ripetere a Londra sia con foto di Londra che con immagini di Genova. Ci sto pensando, ma le cose non sono semplici come da noi, anche per l’educazione degli inglesi e le regole della City: non so se sono necessari permessi… Ma vedrò».

Nel frattempo Eugenio pensa alla sua ultima trovata di “guardiano fisso” di strada, e ha deciso di iniziare da via San Vincenzo appunto, di completare il lavoro iniziato in tutta la lunga strada che da Brignole porta al monumento ai Caduti di via XX Settembre e poi di continuare a monitorarla intervenendo ogni volta che compare una nuova scritta, un volantino attaccato con la colla invece che con lo scotch (magari dopo avergli lasciato un tempo sufficiente di visibilità) o un’imbrattatura che comprometta la pulizia e l’eleganza di una delle più belle strade genovesi.

Come gli è venuta l’idea? Dalla combinazione di alcune constatazioni di fatto. «La gratitudine che ho riscontrato nei commercianti e nei residenti – racconta – il fatto che ho cominciato a ricevere segnalazioni quando qualcuno imbrattava il lavoro che avevo fatto; perché dopo un po’ che ho cominciato, i commercianti, alcuni residenti, hanno preso a farmi delle offerte per aiutarmi a coprire le spese, che ho sostenuto sempre da solo. Mentre una ditta mi ha offerto i colori necessari per continuare».

Costa aveva iniziato il lavoro in via San Vincenzo – come Aba News aveva documentato in un’altra galleria fotografica – con la pulizia dei portici che confinano con via Viale Sauli ripulendo perfettamente il marmo, dal 21 al 25 agosto scorso, che era ricoperto di strati di volantini e scritte.

Poi era passato ai muri più compromessi accanto ai negozi (come si può vedere nella galleria di foto che pubblichiamo sotto: basta cliccare sulla prima e poi farle scorrerle con le frecce laterali) e all’impegnativa Salita della Tosse, dove ha dovuto “sacrificare” una piastrella di Tiler perché irrimediabilmente impiastricciata e non recuperabile («Rispetto il lavoro degli artisti – spiega Costa – e quando posso cerco sempre di salvarlo»).

Ora continuerà fino a quando non avrà rimesso in sesto tutta la via, quindi tornerà di tanto in tanto a controllare se i graffitari avranno nuovamente imbrattato i muri, come era successo subito dopo la pulizia dei portici con l’affissione di nuovi volantini sul marmo appena messo a nudo (V. servizio Genova Quotidiana), giusto per dimostrare che un lavoro del genere non è mai definitivo.

Foto Aba News / Sansalone

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