È stato assolto “con formula piena” il giovane blogger calabrese querelato dal leader della Lega Nord Matteo Salvini per diffamazione a mezzo internet (art. 595 comma 3 del Codice Penale). D.M. (queste le sue iniziali) aveva pubblicato una vignetta satirica, che ironizzava su alcune dichiarazioni dell’europarlamentare lombardo, secondo il quale i calabresi non avrebbero fatto la resistenza perché privi degli “attributi” e del coraggio necessari. Nella querela – presentata con l’assistenza legale dell’avv. di Trento Claudia Eccher – si legge che proprio la vignetta avrebbe indotto Salvini a disertare i festeggiamenti per il 25 aprile, per evitare eventuali ritorsioni contro la sua persona. Il Tribunale di Trento, però, rappresentato dal giudice Borrelli, ha accolto la tesi dell’avvocato difensore del blogger, Vittorio Lombardi, per cui l’opera non era perseguibile in quanto parte di un blog chiaramente satirico. «Viene così posta la parola fine  – ha commentato l’avvocato Lombardi interpellato dal sito Strill.it – ad una vicenda dai contorni surreali, che getta più di un interrogativo non solo sulla fondatezza del fatto-reato, esclusa con puntuale competenza da parte del giudicante, ma anche sull’opportunità politica di instaurare un giudizio penale contro un giovane ingegnere calabrese che si diverte a prendere un po’ in giro i politici attraverso una satira non certamente offensiva per come accertato dal Tribunale di Trento».

Caso chiuso, dunque, ma questa storia è solo una delle tante querele ricevute ogni giorno da giornalisti e blogger. Se, in questa occasione, l’attacco è stato rivolto a una pubblicazione di natura satirica, di solito sono i reporter a ritrovarsi querelati per diffamazione a mezzo stampa. Il normale lavoro di cronisti spesso dà fastidio a chi gestisce poteri di ogni tipo, e un condizionale dimenticato può diventare un’arma pericolosa persino nelle mani del crimine organizzato, che ormai da tempo intimidisce la stampa con “querele temerarie” e richieste di risarcimenti molto ingenti in sede civile, più che con la violenza. Tanto è vero che, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, in occasione dell’International Day to End Impunity for Crimes Against Journalists, lo scorso 25 ottobre, l’osservatorio per l’informazione Ossigeno ha pubblicato il dossier “Taci o ti querelo”, che analizza gli effetti concreti dell’applicazione della legislazione sulla diffamazione a mezzo stampa nel periodo 2010-2015. In 5 anni, sono stati in tutto 155 i giornalisti condannati a pene detentive, per una media inferiore ai 12 mesi, ma che complessivamente arriva a 103 anni di reclusione ogni anno. Secondo il dossier di Ossigeno (che riporta i dati forniti dal Ministero della Giustizia) le querele infondate sono state 5125 in 5 anni, e costituiscono circa il 90% del totale.

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