La firma del contratto di servizio fra la Regione Liguria e Trenitalia nel dicembre 2016

Sei mai stato a Terni con Trenitalia partendo da Genova e ritorno? No? Prova. Può essere un ottimo training per l’extreme tourisme.

Metti di dover andare in uno dei più importanti capoluoghi di provincia dell’Umbria – Terni appunto, un passato e un presente industriale che ne hanno fatto la Città dell’Acciaio (anche delle armi) e testimonianze storiche che le consentono una discreta apertura al turismo – per un impegno di lavoro che dura dalle 9 del mattino alle 13 e di non poter usare l’automobile. Quindi ti affidi al vecchio, solido treno, a torto considerato spesso – chissà perché, nonostante disastri, secoli di ritardi e soppressioni di convogli con un pendolarismo da suicidio – come un mezzo che ti porta sempre con certezza ovunque e comunque.

Bene. È ovvio che per essere in pista alle 9 del mattino, bisogna arrivare in città la sera prima. E allora, orario alla mano, anzi sullo schermo del Pc, ti becchi la prima rotaiata nel cranio: per raggiungere in treno l’obiettivo che – secondo il sito Tuttocittà – dista da Genova 469 Km su strada, via più veloce, 4 ore e 20 minuti in auto, ne devi percorrere 637 sui binari (5,27 ore secondo l’orario di Trenitalia).

E già. Perché la strada più corta – via Pisa e non via Firenze – ti fa imbarcare su un Frecciabianca a Brignole alle 12,17 e ti porta a Roma (116 chilometri a sud di Terni) con arrivo alle 17,03, quattro ore e 46 minuti.

Quindi attesa di 35 minuti e un’altra Freccia riparte verso nord e ti lascia a destinazione alle 18,25, 1 ora e 27 minuti dopo. Durata complessiva, dalla partenza da Genova, 6 ore 8 minuti.

Quasi 170 chilometri e oltre 2 ore e mezza di viaggio in più rispetto all’auto.

E il ritorno?

Stessa logica ma rovesciata. Devi andare a nord? Bisogna che passi da sud toccando Roma per poi invertire la rotta e tornare verso nord per andare a Liguria.

Il risultato? Una sciocchezza: solo una maggiorazione sostanziale dei tempi di viaggio dovuta ai treni impiegati, anzi al materiale rotabile, ai tempi di attesa fra l’uno e l’altro e a ritardi (consueti) che fanno perdere coincidenze e allungano ignobilmente la durata del viaggio.

Con buona pace dell’ultimo aumento del costo dei biglietti scattato come premio a Trenitalia per l’ottimo servizio svolto finora, soprattutto ai pendolari.

Ma torniamo a noi.

Se il tuo impegno finisce alle 13, il primo treno da Terni verso la capitale, un regionale veloce, passa alle 15,24, e dopo un’ora e 40 circa di viaggio e una breve attesa, la combinazione più rapida (Frecciabianca ore 16,57) ti lascia a Genova Principe alle 21,50, dopo 4,53 ore, ovvero 6 ore 26 minuti dall’inizio del viaggio.

Quindi, mettendo tutto insieme, l’andata e ritorno di una trasferta in una città che dista 469 chilometri dalla tua, usando il treno, con ben 3 Freccebianche e un “rapido”, sottrae appena 12 ore e 34 minuti. Il tutto per la modica cifra di 149,95 euretti.

Ovvero, un impegno di 4 ore di lavoro, comporta la partenza il giorno prima a mezzogiorno e il rientro il giorno dopo quasi alle 10 di notte (21,50).

Ma non è ancora tutto. Visto infatti che abiti ad Arenzano, faresti ben in tempo a prendere il treno per Savona alle 22,30 con arrivo alle 23 esatte.

Ma il diavolo, si sa, fa i vagoni ma non le motrici.

Perché da Roma a Principe il Nostro accumula ben 48 minuti di ritardo (è il 19 gennaio, il giorno dopo l’ultimo sisma, quando incredibilmente arrivi in perfetto orario nonostante i controlli sulle linee); e visto che sui Freecciabianca è esagerato dire che tu ci viva, ma sei un frequentatore assiduo, sai che la puntualità è così rara che è frequentissimo l’annuncio «Si avvisano i signori viaggiatori che in caso di ritardo pari o superiore a 30 minuti si può chiedere, dal giorno dopo, un buono viaggio»; solo che è pari al 30% del costo del biglietto ed è utilizzabile entro un tot, poi scade. Di rimborso non se ne parla.

Così, perso il Savona delle 22,30, con arrivo ad Arenzano alle 23, non ti rimane che l’ultima chanche: il regionale delle 23,52, Arenzano ore 0,25. Essendo in ritardo di 10 minuti, un’ora e 20 di attesa in una stazione fredda e con tutti i bar chiusi, il rientro alla base avviene a mezzanotte e 35.

Rifacciamo i conti?

Se alle 13 ore e 6 minuti aggiungi i 48 minuti di ritardo, l’attesa del treno successivo a quello perso (un’ora e venti) e i suoi 10 minuti di ritardo, più i 25 minuti fino ad Arenzano (totale circa 2,43 ore) la tempistica complessiva passa a 15 ore e 17 minuti per andare e tornare da Genova a Terni. Molto più di quanto occorra per andare in aereo a Rio de Janeiro (circa 12-14 ore, secondo le compagnie).

Il Frecciargento alla riscossa

Ma se c’è qualcosa che contraddistingue Trenitalia, è la capacità di sfruttare il successo. E di fronte all’indubbio merito delle sue performances di questi anni, soprattutto in Liguria, dove a fronte di una drastica cura dimagrante dell’orario ferroviario è riuscita ad aumentare il costo dei biglietti riducendo il servizio e cadendo sempre più nella soppressione dei collegamenti per guasti al materiale rotabile e mancanza di personale (o, come dice un capotreno in una giornata di sciopero, per l’incapacità di organizzarlo), tanto che nella tratta del Ponente non è raro che la sera per molti è un dramma conciliare i pochi treni rimasti con le esigenze di rientrare a casa dopo una certa ora, la società miete soddisfazioni.

L’ultima è il coro unanime di lodi che si è levato per la destinazione in Liguria di una coppia di Frecciargento che – miracolo! – collegherà Genova a Roma (e viceversa) in sole 3 ore e 56 minuti, diciamo 4 per capirci meglio e per non sentirci al supermercato.

Un progresso della tecnologia?

No, esattamente lo stesso tempo impiegato per decenni dai Frecciabianca prima che lo loro percorrenza sulla stessa tratta fosse allungata a 4 ore e 53 minuti (facciamo 5 per la stessa ragione di prima) e a prezzi più bassi.

Trenitalia, mettendo nel conto una coppia di Frecciargento avanzati dalle linee dove ora sfreccia il Frecciarossa, cioè l’Alta velocità quella vera, ha rinnovato nelle scorse settimane con la Regione Liguria il contratto di servizio fino al 2018 strappando un impegno di ulteriori 10+5 anni, cioè fino al 2032, di garanzia di gestione del servizio in Liguria (che non è un mercato disprezzabile, e ora soprattutto senza concorrenti) impegnandosi in cambio a investire in quest’arco di tempo 393 milioni di euro per rinnovare un parco macchine che non sta più in piedi, anzi sui binari (sarebbe un dovere per la verità, con quello che costa alla collettività e con i prezzi del servizio).

Ma sul nuovo treno a semi-alta velocità ha posto condizioni precise:

– Dovendo stare sul mercato senza contributi pubblici, la comunità ligure dovrebbe gentilmente impegnarsi a garantire 500 milioni di euro l’anno in biglietti e abbonamenti, per cui a partire dalla stessa Regione, e proseguendo con enti pubblici, grandi aziende pubbliche e private e un tot di altri soggetti, è subito ufficialmente partita la mobilitazione generale per dare il colpo di grazia ad Alitalia (che se lo merita anche, ma finora è la nostra compagnia di bandiera in fallimento con la quale bisognerebbe trattare per migliorare l’offerta, e non sparare un colpo in fronte anche all’aeroporto) e cercare di riempire il Frecciargento;

– Il nuovo treno, dopo lunghe trattative con RFI, che gestisce i binari, è stato collocato in partenza verso Roma da Principe alle 6,44 e, via Firenze Campo di Marte (Santa Maria Novella sembrava brutto perché è congestionata) arrivo a Termini alle 10,40. Giusto in tempo, come sostiene l’ad di Trenitalia Barbara Morgante ripresa pari pari da tutti i media, per cominciare la giornata lavorativa “secondo le abitudini capitoline”. Un modo per dire che arrivi più o meno alle 11 (salvo traffico) dove devi arrivare, perché le riunioni cominciano sempre intorno alle 11 a Roma, e hai risolto. Perché il Frecciargento si rivolge a parlamentari, imprenditori con legami a Roma (imprenditori genovesi che iniziano a lavorare alle 11?) e turisti. Le eccezioni? Ovviamente si devono piegare all’offerta, quindi modifichino i loro programmi e le loro esigenze.

Il ritorno da Termini è alle 19,45 con arrivo a Principe alle 23,40. Ma nel caso chi scelga questa soluzione debba andare verso ponente, dopo Savona (oggi, con il nuovo orario, ha due possibilità alle 00,02 e alle 00,43), cosa fa? O aspetta il Ventimiglia delle 5,22 oppure, se non ha parenti o amici disponibili a Genova, dorme su una panchina in stazione o prende una camera in albergo.

– Ma siccome nella revisione dell’orario sono stati cancellati quattro intercity nella tratta Genova-Torino, e anche i Frecciabianca hanno subito duri colpi, i pendolari Genova-La Spezia che pagando l’abbonamento più la carta Tuttotreno (180 euro), avevano chiesto di utilizzare il nuovo superconvoglio al posto delle Frecce che non ci sono più, hanno preso una facciata contro il muro alzato dalla durissima ad di Trenitalia Morgante, che con un feroce “niet” ha provocato un sollevamento generale, e per poche decine di posti negati (in un treno che ne avrà moltissimi liberi) ora si vede chiedere rimborsi per treni spariti rispetto a quando sono stipulati gli abbonamenti e dodicesimi sulla carta Tuttotreno perché non utilizzabile. Richieste alla fine parzialmente accolte, con sconti sugli aumenti del 35% sugli abbonamenti dei Frecciabianca dimezzati.

– Ma non sono le sole proteste: da Ventimiglia è partita la ribellione perché tutto il ponente, con gli attuali orari, è tagliato fuori dalla possibilità di fruire del treno semi-alto veloce, e l’assessore regionale Berrino ha preso carta e penna e ha scritto a Trenitalia che sulla questione degli orari bisogna tornarci, perché mezza Liguria sta alzando la voce. Cercherà di andare in qualche modo incontro alle esigenze dei viaggiatori anche in questo caso Morgante, la lady di ferro? Vedremo, intanto dovrà fare i conti con RFI che gestisce la circolazione.

Frecciargento, dice l’ad di Trenitalia, fa concorrenza all’Alitalia, che ha sei voli al giorno per Roma e costano 500-600 euro, contro le nostre tariffe che vanno da un minimo di 39,90 euro in seconda classe e 39,90 in prima supereconomy; da 59,59 a 79,90 con tariffa economy fino a 74 e 104 in prima con tariffa base. Ma non è vero. Chi scrive ha comprato dozzine di biglietti Alitalia economy intorno a 88 euro + tasse aeroportuali e supplementi per un totale di circa 160 euro tutto compreso andata e ritorno. Ma ha trovato anche supereconomy a 39 euro tutto compreso sola andata. Le cifre più alte sono per le prenotazioni degli ultimi giorni precedenti la partenza, e sono un vero scandalo davvero. Con 500-600 euro si arriva a New York e si torna.

– Ma il Frecciargento non è una conquista, o almeno non lo è ancora: per ora è solo una sperimentazione: se entro sei mesi infatti – nonostante sia stato modificato l’orario di sei regionali per inserirlo, con i conseguenti disagi ai pendolari – il numero dei viaggiatori risultasse insufficiente al suo mantenimento sul mercato, sarà cancellato. In caso contrario, sarà presa in considerazione l’ipotesi di inserire in orario un’altra coppia.

Dopo tutti i preparativi e un battage durato quasi un mese, martedì 24 gennaio, comunque, il nuovo “convoglio dei desideri”, come qualcuno l’ha ribattezzato – si spera ironicamente – sulla stampa locale, ha finalmente mollato gli ormeggi per il viaggio inaugurale. A bordo la Morgante, il responsabile della divisione lunga percorrenza di Trenitalia Gianfranco Battisti, il presidente della Regione Giovanni Toti, col suo entourage (che sono scesi però a Spezia), le autorità (poche rispetto al previsto). Assenti non per caso i pendolari e le loro associazioni. A bordo anche un discreto numero di normali viaggiatori.

Spaccato il secondo alla partenza, viaggio tranquillo, personale in livrea per servire generi di comfort, nessun paragone con le Freccebianche quanto a comodità e pendolamento, annotano le cronache. Arresto dolce a Termini, agognata meta dei businessman liguri frementi per la riunione delle 11, secondo le abitudini capitoline.

Durante il percorso, la meraviglia tecnologica fine-di-mondo accumula solo 9 minuti di ritardo. Un caso, la sfortuna? Ieri, giovedì 26, la prestazione è migliorata: 11 minuti in più sull’orario di arrivo.

 

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