Ha saputo della perdita del posto di lavoro attraverso un collegamento video con la direzione aziendale di Milano – perché in Italia l’evoluzione tecnologica ha già superato anche il licenziamento via e-mail ed sms – e la tensione accumulata dopo mesi di vertenza è esplosa: P.M. 40 anni, tra i più anziani della Call&Call Lokroi – ha raggiunto il balcone dell’ufficio e ha tentato di buttarsi giù, in preda alla disperazione. Lo hanno bloccato i suoi colleghi del call center di Locri, provincia di Reggio Calabria, al centro di un durissimo scontro con il gruppo proprietario che, dopo aver perso un cliente, aveva annunciato la chiusura della sede locrese lasciando a casa 129 operatori.

I dipendenti della “Call & Call Lokroi” di Locri

P.M. usufruisce della legge 60 per le categorie protette, e il suo gesto è emblematico dello stato d’animo col quale questa difficile vicenda viene vissuta in una delle zone più depresse della Calabria, da dove dopo l’annuncio dell’azienda è partita una forte mobilitazione che coinvolge sindacati, Comune, Regione, Città Metropolitana di Reggio Calabria, la Diocesi, diversi soggetti politici e istituzionali che chiedono un passo indietro all’impresa perché «il lavoro è anche l’unico modo per non alimentare la manodopera della ‘ndrangheta che proprio fra i disoccupati trae linfa e vigore grazie al malessere sociale». Ma non c’è stato niente da fare.

I lavoratori della “Call & Call Lokroi” di Locri in corteo

La vertenza di Call&Call Lokroi – riassume Viviana Lacopo, delegata RSU e SLC della CGIL – è stata una delle pagine più vergognose della Locride. Il 20 settembre l’azienda ha provato a notificare le lettere di licenziamento a piccoli gruppi di dipendenti tramite una conference call, non utilizzando le norme previste dalle leggi e dimostrando un’assoluta mancanza di sensibilità. Come sindacato abbiamo impedito che ciò venisse portato a termine ricordando che i lavoratori non sono numeri, ma persone con storie e vissuti. Dopo vari sacrifici salariali, dopo anni di riduzione oraria volontaria, di mancati pagamenti, Tfr e scatti di livelli e anzianità l’azienda ad oggi continua a dire di trovarsi in condizioni debitoria nei confronti dello Stato per non aver versato l’IVA. Ma per quanto ci riguarda la lotta continua, apriremo un fronte giudiziario e l’azienda dovrà fronteggiare 129 vertenze, perché la locride non può permettersi di perdere nessun posto di lavoro. Qui c’è il tasso di disoccupazione più alto della Calabria. Per questo abbiamo chiesto al Presidente della Regione un tavolo straordinario per il lavoro per la Locride».
Ieri la comunicazione della spedizione delle lettere di licenziamento era stata data durante una video conferenza Milano-Locri, dopo la quale il primo gruppetto di lavoratori è uscito dalla stanza delle riunioni e ha dato la notizia ai colleghi sbalorditi, che hanno deciso di disertare le altre convocazioni e di continuare l’occupazione della sede e i presidi in corso nella cittadina. Poi, all’improvviso, il gesto disperato di P.M.

Da quanto si è appreso, i licenziamenti colpiranno i lavoratori impiegati nella commessa di Engie, azienda nazionale con una posizione di primo piano nei settori chiave del gas, della produzione e vendita di elettricità, dell’efficienza energetica e dei servizi, che ha ritirato l’incarico alla società Call&Call provocando gli esuberi di personale, con la decisione del management di trasferire il lavoro, compresa una commessa Enel, a Casarano.

L’ultimo confronto tra sindacati di categoria e azienda è finito nel nulla. Nessuna proposta fatta dalle organizzazioni dei lavoratori è stata discussa. L’azienda è irremovibile.

Così Regione, Governo, Comune di Locri, Città metropolitana, Prefettura, istituzioni locali, con sindacati e lavoratori stanno andando verso un tavolo istituzionale, dal quale si spera possa scaturire qualche soluzione concreta.

Intanto, nell’affollatissima Sala della Cultura di Locri, dove si è svolta l’ultima assemblea dei dipendenti con forze politiche e sociali, tutti hanno convenuto che Locri non permetterà all’azienda di abbandonare il sito nato 17 anni fa, spostando le attuali commesse a Casarano e lasciando sul lastrico i dipendenti locali e le loro famiglie.

“Mi risulta che le lettere – ci dice il sindaco di Locri Giovanni Calabrese – siano già state spedite. Noi speriamo che l’azienda riesca a trovare una commessa e riassuma questi lavoratori. Stiamo valutando altre ipotesi, perché un territorio come il nostro, così difficile, non può perdere occupazione preziosa. Lo Stato è presente nelle manifestazioni ma è assente in sostegno di Locri e della Locride. Abbiamo il tasso di disoccupazione più elevato del Paese e questo ci penalizza su tutto”.

La vertenza “Call & Call Lokroi” di Locri

Il segretario della CGIL Reggio Calabria–Locri Gregorio Pititto afferma che «il dramma occupazionale che stanno vivendo i 129 operatori di Locri deve rappresentare per le parti sociali e la politica, una sorta di “ultima chiamata”. Indietro non si torna».

Adesso si spera in un piano straordinario per l’occupazione nella Locride. Con la speranza che non sia una cortina fumogena negli occhi di chi ancora crede nella possibilità di salvare un territorio in cui l’emigrazione costringe all’abbandono di iniziative, studi e valori primari, non solo per le nuove generazioni ma anche per chi ha già raggiunto un’avanzata maturità e si trova costretto ad abdicare. Come il caso dei dipendenti della Call&Call.

Angelo Sposato, segretario della CGIL Calabria, aveva anticipato la necessità di un Manifesto per la Calabria, e il Piano straordinario «potrebbe rappresentare il suo primo e più importante pilastro». È necessario che il Piano straordinario per l’occupazione nella Locride tenga presente l’incentivazione per la creazione di nuovi posti di lavoro, il contrasto del lavoro nero, la ricollocazione di quei lavoratori che hanno terminato gli ammortizzatori sociali e altro, per non buttare nelle braccia della ndrangheta – attraverso usura, spaccio e mille altre strade – chi non ha più chances.

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