Sessanta consiglieri nazionali invece degli attuali 156, nuove competenze per la formazione e le scuole, “giallo” fino all’ultimo giorno per chi perderà un pubblicista a favore delle minoranze linguistiche. Parte così la mini-riforma. Giornalisti italiani alle urne – per eleggere il nuovo Consiglio nazionale e quelli territoriali, che dureranno in carica tre anni – il 24 settembre e l’1 e 8 ottobre prossimi, per decisione del nuovo presidente dell’Ordine Nicola Marini, sentito il ministero della Giustizia, che ha dato via libera.

A sinistra il presidente dell’Ordine dei giornalisti Nicola Marini; alla sua destra il segretario Paolo Pirovano e il direttore Ennio Bartolotta

La nuova composizione e le nuove competenze dell’Ordine dei giornalisti – dopo il lungo tira e molla di decreti e bozze circolate e modificate fino a quest’ultimo n. 67/2017 firmato dal Presidente della Repubblica ed entrato in vigore il 20 giugno – sono venute finalmente quasi contemporaneamente alla convocazione delle elezioni per il rinnovo dei Consigli. I giornalisti professionisti e pubblicisti voteranno infatti – dopo un anno e mezzo di prorogatio – appunto a cavallo fra settembre e ottobre, ed essendo estremamente difficile che la prima convocazione riuscirà a cogliere l’obiettivo del 50% dei votanti iscritti, saranno probabilmente le ultime due date (l’1 e l’8 ottobre prossimi) quelle valide.

Così alcuni piccoli ma significativi passi verso la riforma dell’Ordine, alla buon’ora, sembrano fatti: tutto quello che non è modificato o aggiunto dalle nuove norme rimane infatti identico alla legge costitutiva n. 69 del 1963.

Come e quando si vota

Cominciamo dalle elezioni. Il triennio 2013-2016 scadeva in maggio dello scorso anno, ma grazie a due emendamenti inseriti nei decreti “milleproroghe” prima di febbraio e poi di dicembre 2016, il rinnovo è stato rinviato rispettivamente al 31 dicembre e poi fino al 30 giugno 2017, per permettere al governo di mettere a punto i decreti delegati attuativi della legge di riforma dell’editoria, che comprendevano anche pochi ma fondamentali cambiamenti (riduzione del numero dei consiglieri nazionali e alcune nuove competenze) per l’Ordine nazionale dei giornalisti.

Per il provvedimento, un percorso lungo e travagliato – anche perché da una parte si è incrociato con diverse vicende politiche nazionali che hanno ritardato i lavori delle commissioni parlamentari e dall’altra con i mal di pancia di una parte Consiglieri nazionali sulla riduzione dei seggi previsti dal decreto – che si è concluso nei giorni scorsi dopo audizioni in Commissione non sempre “allineate” di dirigenti dell’Ordine nazionali e presidenti regionali; schemi e ipotesi di decreto che sono circolati creando allarme e proteste, come quelli che prevedevano l’accorpamento degli Ordini di Abruzzo e Molise, poi sfumato; e fra le altre cose un clima di forte tensione nel Cnog che il 16 marzo scorso ha portato alle improvvise dimissioni del presidente dell’Ordine Enzo Iacopino (sostituito il 20 aprile, sul filo di lana, dal tesoriere Nicola Marini, ex Rai, professionista dal ’78, esponente della minoranza storica in Consiglio ma abbastanza “trasversale” per la sue posizioni sempre corrette e soprattutto per il positivo lavoro svolto tenendo i conti dell’Ordine e aiutando spesso anche diversi Ordini territoriali a rimettersi in sesto per problemi dovuti a morosità, crisi, situazioni particolari, e così via; un uomo di mediazione al quale toccherà traghettare l’Odg fino alle elezioni e che ha già annunciato che solo questo intende fare per spirito di servizio).

Il nuovo presidente Marini, con il nulla osta da parte del ministero vigilante (Giustizia), a seguito dell’entrata in vigore del decreto legislativo 67/2017, che segue la legge 198 del 26 ottobre 2016 sulla parziale riorganizzazione dell’Ordine, ha dunque fissato le tornate elettorali in prima convocazione per domenica 24 settembre 2017 (se venisse raggiunto il quorum di almeno la metà degli iscritti votanti aventi diritto nei rispettivi elenchi, ma i candidati non raggiungessero la maggioranza dei voti, il ballottaggio avrà luogo domenica 1 ottobre);

in seconda convocazione domenica 1 ottobre (se non votasse la metà degli iscritti in prima convocazione, e in questo caso sarebbe valido qualunque numero di votanti):

domenica 8 ottobre il voto di ballottaggio (qualora i candidati in seconda convocazione non raggiungessero la maggioranza dei voti).

Cosa cambia col nuovo decreto

Il decreto legislativo 15 maggio 2017 n. 67 (sulla Gazzetta Ufficiale – qui) entrato in vigore dal 20 giugno, ha di fatto confermato quasi tutti i punti qualificanti contenuti nella legge 198 del 26 ottobre 2016 (qui) a proposito della parziale riorganizzazione dell’Ordine e interviene su alcuni articoli della legge fondativa dell’Odg.

Le conferme innanzitutto (come si può constatare dal provvedimento firmato dal Presidente Mattarella il 15 giugno, che pubblichiamo in fondo al pezzo senza alcune delle note integrative, che possono essere invece lette integralmente nella versione pubblicata in G.U.).

Il decreto legislativo, per quanto riguarda appunto la “composizione” del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti (art. 16 della legge 63/69) ribadisce che il numero massimo dei componenti del Consiglio nazionale non può essere superiore a 60 (oggi sono 156, praticamente metà professionisti e metà pubblicisti, per il “perverso” meccanismo dell’aumento proporzionale dei seggi riservato ai due elenchi, previsto dalla legge costitutiva dell’Ordine, che segue all’infinito quello degli iscritti professionisti e pubblicisti, senza fermarsi a un “tetto”, che ha fatto saltare l’originario rapporto 2 professionisti/1 pubblicista), di cui due terzi giornalisti professionisti e un terzo pubblicisti, tra i quali – in entrambi i casi –  almeno un rappresentante delle minoranze linguistiche riconosciute, purché siano tutti titolari di una posizione previdenziale attiva presso l’Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani.

La composizione dei Consigli

In particolare, il nuovo sistema elettorale prevede che dei 40 professionisti e 20 pubblicisti che costituiranno il nuovo Cnog (nulla cambia per i 9 esponenti dei Consigli regionali, 6 professionisti e 3 pubblicisti), 12 andranno a costituire il Consiglio di disciplina Nazionale (quello territoriale viene nominato dal Presidente del Tribunale su una rosa di 18 giornalisti, non eletti, fornita dal Consiglio fra gli iscritti, di cui viene selezionata la metà), per cui in realtà il rinnovato Cnog sarà composto da 48 membri. Un impegno quasi full time, considerando che a parte le cariche apicali (presidente, vice presidente, segretario e tesoriere), oggi il Consiglio è composto da un Comitato esecutivo, un Comitato Tecnico scientifico che si occupa delle attività formative e delle scuole di giornalismo e dalle commissioni giuridica, amministrativa, ricorsi e cultura, oltre a diversi gruppi di lavoro (attualmente 12).

Il problema nasce per le minoranze linguistiche: proprio per garantire la presenza in Consiglio, a turno, di quelle riconosciute, ma non a tutte (vedi ad esempio legge 482/99), al pubblicista che risulterà non eletto toccherà il seggio del pubblicista che avrà riportato il minor numero di voti in assoluto nella consultazione. Quindi una delle venti regioni (si presume fra le più piccole) non avrà il suo rappresentante pubblicista.

Ogni Consiglio territoriale elegge un consigliere nazionale professionista e uno pubblicista, e a quelli che hanno oltre mille (o frazione di mille) in più ne spetta un altro, fermi restando le proporzioni numeriche stabilite e la salvaguardia delle minoranze linguistiche.

Secondo questo meccanismo ogni collegio avrà un pubblicista e un consigliere professionista assicurati, mentre le regioni più grandi ne avranno di più in ragione del numero dei loro iscritti (Lombardia e Lazio 8 a testa, mentre un secondo consigliere professionista toccherebbe a Campania, Emilia Romagna, Piemonte, Veneto e Toscana). Contando così 39 professionisti, 19 pubblicisti (uno viene perso appunto per la cessione del seggio al rappresentante delle minoranze linguistiche non eletto) e 2 appartenenti alle minoranze linguistiche, fanno 60 consiglieri.

La formazione professionale continua

Il decreto inoltre specifica le competenze del Cnog sull’aggiornamento professionale degli iscritti: riguardo la formazione professionale continua, il Consiglio è in sostanza competente fra l’altro per la promozione, il coordinamento e l’autorizzazione dell’attività svolta dagli Ordini regionali, per assicurare criteri uniformi e livelli qualitativi omogenei su tutto il territorio nazionale e un esercizio professionale rispondente agli interessi della collettività e ai principi stabiliti dall’articolo 21 della Costituzione.

Non è passata invece la norma – contenuta in una bozza di decreto discussa prima del provvedimento definitivo – che stabiliva fosse compito del Cnog decidere come e quali sanzioni comminare agli inadempienti; al Consiglio invece tocca disciplinare «con propria determinazione, da emanarsi previo parere vincolante del Ministro della giustizia, le modalità per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento degli iscritti all’Albo, per la gestione e l’organizzazione dell’attività di formazione a cura degli Ordini regionali e dei soggetti terzi, nonché quelle di accertamento dell’effettivo assolvimento dell’obbligo formativo». Di conseguenza pare che la materia sanzionatoria rimanga di competenza dei Consigli di disciplina, e non vengono introdotte – almeno dal governo – automatismi in merito.

I compiti sulle scuole

Ampia responsabilità sulla gestione del rapporto con le scuole di giornalismo, sia in termini di rilascio ed eventuale ritiro delle autorizzazioni, di indirizzo, controllo, vigilanza sull’attività didattica, garanzia sul regolare compimento dei corsi formativi autorizzati.

Un argomento questo che per molti è ancora incompiuto perché proprio dalle scuole – in un discorso più ampio e approfondito – si vorrebbe far passare uno dei cardini della riforma, ovvero quello dell’accesso alla professione.

Ecco comunque il testo completo del decreto e, in fondo, una tabella con la consistenza numerica degli iscritti agli Albi regionali, suddivisi per elenco.

DECRETO LEGISLATIVO 15 maggio 2017, n. 67

Revisione della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in attuazione dell’articolo 2, comma 4, della legge 26 ottobre 2016, n. 198 (17G00080) – (GU Serie Generale n.115 del 19-5-2017)

Note: Entrata in vigore del provvedimento: 20/05/2017

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

VISTI gli articoli 76 e 87 della Costituzione;

VISTO l’articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;

VISTA la legge 26 ottobre 2016, n. 198 (qui) recante, tra l’altro, deleghe al Governo per la disciplina della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti;

VISTO in particolare l’articolo 2, comma 4, della suddetta legge n. 198 del 2016, che, al fine di razionalizzare la composizione e le attribuzioni del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, delega il Governo ad adottare decreti legislativi aventi ad oggetto la revisione della composizione e delle competenze del suddetto Consiglio nazionale, secondo i principi e criteri direttivi indicati al comma 5, lettera b), del medesimo articolo 2;

VISTA la legge 3 febbraio 1963, n. 69, e successive modificazioni, recante «Ordinamento della professione di giornalista»;

VISTO il decreto del Presidente della Repubblica 4 febbraio 1965, n. 115, recante «Regolamento per l’esecuzione della legge 3 febbraio 1963, n. 69, sull’ordinamento della professione di giornalista»;

SENTITO il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti;

VISTA la preliminare deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 10 marzo 2017;

ACQUISITI i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

VISTA la deliberazione del Consiglio dei ministri, adottata nella riunione del 5 maggio 2017;

Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro della giustizia;

EMANA

il seguente decreto legislativo:

Art. 1

Modifiche all’articolo 16 della legge 3 febbraio 1963, n. 69                

(Consiglio nazionale: composizione)

1. All’articolo 16 della legge 3 febbraio 1963, n. 69 il secondo, il terzo e il quarto comma sono così sostituiti: «Il Consiglio nazionale è composto da non più di sessanta membri di cui due terzi professionisti e un terzo pubblicisti, eletti dagli iscritti agli Ordini regionali e interregionali, prevedendo in ciascuna categoria almeno un rappresentante delle minoranze linguistiche riconosciute. I candidati al Consiglio nazionale devono essere titolari di una posizione previdenziale attiva presso l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani (INPGI).

Ai fini delle elezioni di cui al secondo comma, ciascun Ordine regionale o interregionale costituisce collegio elettorale. Gli Ordini delle Province autonome di Trento e Bolzano, ove istituiti, costituiscono un unico collegio elettorale. Ciascun Ordine regionale o interregionale elegge un consigliere nazionale iscritto all’Albo, rispettivamente negli Elenchi dei professionisti e dei pubblicisti. Nessun iscritto agli elenchi può votare o essere eletto in più di un collegio.

Al collegio elettorale corrispondente all’Ordine regionale o interregionale che ha un numero di giornalisti professionisti iscritti superiore a mille è assegnato un seggio ulteriore per la quota di giornalisti professionisti, in ragione di ogni mille professionisti iscritti o frazione di mille, fermi restando i limiti proporzionali e numerici di cui al secondo comma e la rappresentanza delle minoranze linguistiche. L’ultimo seggio è attribuito, nel rispetto dei predetti limiti e della rappresentanza linguistica, all’Ordine regionale o interregionale con la frazione di mille più elevata. Nessun Ordine regionale o interregionale può ottenere più di un quinto dei rappresentanti dei giornalisti professionisti».

2. Dopo il quarto comma è inserito il seguente:

«Ai fini della sua composizione, il Consiglio nazionale, con propria determinazione da adottare previo parere vincolante del Ministro della giustizia, assicura la rappresentanza delle minoranze linguistiche riconosciute, prevedendo criteri e modalità che tengono conto della diffusione della lingua presso le rispettive comunità territoriali, del numero dei giornalisti professionisti e  dei pubblicisti appartenenti alle aree linguistiche tutelate nonché, ove necessario, secondo un principio di rotazione. Per le medesime finalità, in sede di prima applicazione è costituito un collegio unico nazionale per l’elezione dei rappresentanti delle minoranze linguistiche riconosciute, al quale possono partecipare gli iscritti appartenenti a tali minoranze che ne facciano richiesta entro venti giorni antecedenti la data fissata per la prima convocazione dell’assemblea elettiva e che autocertifichino l’appartenenza ad esse ai sensi dell’articolo 46 del decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2000, n. 445. Il rappresentante dei giornalisti professionisti eletto deve appartenere ad una minoranza linguistica diversa da quella di appartenenza del rappresentante dei pubblicisti. Nel caso in cui riportino il maggior numero di voti un giornalista professionista e un giornalista pubblicista appartenenti alla medesima minoranza linguistica, è proclamato eletto il candidato che ha riportato più voti; per la categoria per la quale non è stato proclamato il rappresentante della minoranza linguistica, è proclamato eletto il candidato che ha riportato più voti tra quelli appartenenti alla minoranza linguistica che ha conseguito il secondo miglior risultato. In ogni caso, deve essere assicurato il principio della rotazione nella rappresentanza tra le minoranze linguistiche presenti nel territorio. Al fine di assicurare all’interno del Consiglio nazionale la rappresentanza del giornalista pubblicista appartenente alla minoranza linguistica, al medesimo è attribuito il seggio dell’eletto che ha riportato in assoluto il minor numero di voti tra i venti giornalisti pubblicisti eletti dagli iscritti a ciascuno dei venti Ordini regionali».

(…)

Art. 2

Modifiche all’articolo 20 della Legge 3 febbraio 1963, n. 69

(Attribuzioni del Consiglio nazionale)

  1. Dopo l’articolo 20 della legge 3 febbraio 1963, n. 69, è inserito il seguente:

«Art. 20-bis (Attribuzioni del Consiglio nazionale in materia di formazione).

– 1. Ai fini dell’esercizio delle competenze attribuite dall’articolo 20, comma 1, lettera b), e a garanzia del conseguimento di livelli di formazione uniformi sul territorio nazionale e di elevata qualità per un esercizio professionale rispondente agli interessi della collettività e ai principi di cui all’articolo 21 della Costituzione, il Consiglio nazionale esercita le seguenti attribuzioni:

a) promuove, coordina e autorizza l’attività di formazione professionale continua svolta dagli Ordini regionali assicurando criteri uniformi e livelli qualitativi omogenei su tutto il territorio nazionale;

b) stabilisce i requisiti e i titoli di cui devono essere in possesso i soggetti terzi che intendono essere autorizzati allo svolgimento dell’attività di formazione professionale continua a favore degli iscritti agli albi, previo parere vincolante del Ministro della giustizia;

c) individua gli standard minimi dei contenuti formativi e deontologici degli eventi e delle iniziative che concorrono al programma formativo;

d) stabilisce parametri oggettivi e predeterminati ai fini della valutazione dell’attività formativa proposta e della conseguente determinazione dei crediti da parte degli Ordini regionali;

e) verifica che i piani di offerta formativa predisposti dagli Ordini regionali siano conformi agli standard e ai parametri di cui alle lettere c) e d);

f) disciplina con propria determinazione, da emanarsi previo parere vincolante del Ministro della giustizia, le modalità per l’assolvimento dell’obbligo di aggiornamento degli iscritti all’Albo, per la gestione e l’organizzazione dell’attività di formazione a cura degli Ordini regionali e dei soggetti terzi, nonché quelle di accertamento dell’effettivo assolvimento dell’obbligo formativo.

Il Consiglio nazionale promuove la formazione finalizzata all’accesso alla professione giornalistica attraverso l’autorizzazione di apposite strutture, di seguito denominate scuole, come sedi idonee allo svolgimento della pratica giornalistica prevista dall’articolo 34 della presente legge. A tal fine, il Consiglio con propria determinazione, da emanarsi previo parere vincolante del Ministro della Giustizia, disciplina:

a) le condizioni e i requisiti ai fini dell’autorizzazione delle scuole di giornalismo;

b) il contenuto precettivo minimo delle convenzioni che lo stesso Consiglio nazionale può stipulare con le scuole;

c) gli indirizzi per la didattica e la formazione professionale;

d) la durata dei corsi di formazione e del relativo carico didattico;

e) le modalità e le condizioni per la frequenza dei corsi di formazione da parte del praticante;

f) l’istituzione e le competenze di un Comitato tecnico scientifico avente funzione di consulenza ed assistenza in materia di accesso e formazione professionale, orientamento didattico ed organizzativo delle scuole nonché di verifica per la valutazione di ciascuna scuola sotto il profilo della funzionalità e della rispondenza agli indirizzi didattici e organizzativi stabiliti dal Consiglio stesso;

g) la vigilanza e le misure da adottare nei confronti delle scuole inadempienti agli obblighi indicati nelle convenzioni o agli indirizzi didattici e organizzativi stabiliti dal Consiglio anche attraverso la previsione di una procedura di revoca dell’autorizzazione, garantendo, ove possibile, il regolare compimento dei corsi formativi autorizzati».

Note all’art. 2:

– Si riporta il testo dell’art. 20 della legge n. 69 del 1963:

Art. 20. (Attribuzioni del Consiglio) – Il Consiglio nazionale, oltre a quelle demandategli da altre norme, esercita le seguenti attribuzioni:

a) dà parere, quando ne sia richiesto dal Ministro della giustizia, sui progetti di legge e di regolamento che riguardano la professione di giornalista;

b) coordina e promuove le attività culturali dei Consigli degli Ordini per favorire le iniziative intese al miglioramento ed al perfezionamento professionale;

c) dà parere sullo scioglimento dei Consigli regionali o interregionali ai sensi del successivo art. 24;

d) decide, in via amministrativa, sui ricorsi avverso le deliberazioni dei Consigli degli Ordini in materia di iscrizione e di cancellazione dagli elenchi dell’albo e dal registro, sui ricorsi in materia disciplinare e su quelli relativi alle elezioni dei Consigli degli Ordini e dei Collegi dei revisori;

e) redige il regolamento per la trattazione dei ricorsi e degli affari di sua competenza, da approvarsi dal Ministro della giustizia;

f) determina, con deliberazione da approvarsi dal Ministro della giustizia, la misura delle quote annuali dovute dagli iscritti per le spese del suo funzionamento;

g) stabilisce, ogni biennio, con deliberazione da approvarsi dal Ministro della grazia e giustizia, il limite massimo delle quote annuali dovute ai Consigli regionali o interregionali dai rispettivi iscritti“.

(…)

Art. 3

Norme di coordinamento

  1. All’articolo 26, comma 1, della legge 3 febbraio 1963, n. 69, dopo le parole: «regionale o interregionale» sono aggiunte le seguenti: «e delle province autonome».

(…)

Art. 4

Clausola di invarianza finanziaria

  1. Dall’attuazione del presente decreto legislativo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.

Art. 5

Entrata in vigore

  1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 15 maggio 2017

MATTARELLA

Gentiloni Silveri, Presidente del Consiglio dei ministri

Orlando, Ministro della giustizia

Visto, il Guardasigilli: Orlando

* * *

GIORNALISTI PROFESSIONISTI E PUBBLICISTI IN ITALIA

LOMBARDIA Professionisti 8.317 Pubblicisti 13.924 – Totale 22.241

LAZIO Professionisti 7.879 Pubblicisti 11.633 – Totale 19.512

CAMPANIA Professionisti 1.627 Pubblicisti 10.206 – Totale 11.833

PIEMONTE Professionisti 1.285 Pubblicisti 5.398 – Totale 6.683

EMILIA ROMAGNA Professionisti 1.707 Pubblicisti 4.671 – Totale 6.378

TOSCANA Professionisti 1.106 Pubblicisti 4.237 – Totale 5.343

SICILIA Professionisti 1.044 Pubblicisti 3.929 Totale 4.973

VENETO Professionisti 1.167 Pubblicisti 3.572 – Totale 4.739

PUGLIA Professionisti 699 Pubblicisti 3.741 – Totale 4.440

CALABRIA Professionisti 400 Pubblicisti 2.662 – Totale 3.062

FRIULI V.G. Professionisti 585 Pubblicisti 1.914 – Totale 2.499

ABRUZZO Professionisti 409 Pubblicisti 1.602 – Totale 2.011

MARCHE Professionisti 420 Pubblicisti 1.596 – Totale 2.016

SARDEGNA Professionisti 574 Pubblicisti 1.335 – Totale 1.909

TRENTINO A.A. Professionisti 696 Pubblicisti 1.133 – Totale 1.829

LIGURIA Professionisti 600 Pubblicisti 1.205 – Totale 1.805

UMBRIA Professionisti 369 Pubblicisti 1.170 – Totale 1.539

BASILICATA Professionisti 198 Pubblicisti 727 – Totale 925

MOLISE Professionisti 70 Pubblicisti 558 – Totale 628

VAL D’AOSTA Professionisti 86 Pubblicisti 246 – Totale 332

TOTALE PROFESSIONISTI 29.238, TOTALE PUBBLICISTI 75.459

TOTALE COMPLESSIVO 104.697

(Da “Bilancio Sociale 2017” dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, i dati comprendono professionisti e pubblicisti in attività e pensionati ed escludono praticanti ed elenco speciale, che non votano)

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