Quarant’anni, ex militare in Cecenia, corrispondente di guerra per testate storiche, autore di libri sui maggiori conflitti bellici degli ultimi anni, rischia di perdere le sue battaglie più importanti: quelle contro il potere. E oggi il suo pubblico è abituato a leggerlo quasi esclusivamente nel suo profilo Facebook, dove non piovono solo likes, ma soprattutto minacce e insulti. Tanto che – come già il suo collega giornalista Sasha Sotnik, del quale Aba News ha raccontato in esclusiva la storia nell’ottobre scorso (QUI) – anche lui è scappato da Mosca nei giorni scorsi per evitare di finire in guai molto seri.

Il giornalista Sasha Sotnik, direttore di Sotnik Tv

Se Sotnik era stato avvertito infatti che i servizi segreti russi si apprestavano a trasferirlo «al reparto verdura e ortaggi» (a “tritarlo” insomma), ad Arkady Babcenko, qualcuno ha soffiato invece che per la sua attività si stava aprendo l’ennesimo procedimento penale nei suoi confronti, ma stavolta poteva finire in carcere. Così un altro dei pochi giornalisti indipendenti che resistono a Mosca, ha preferito scappare e rifugiarsi nella Repubblica Ceca.

Di lui, come di altri colleghi non allineati al Cremlino, Sasha Sotnik aveva parlato proprio nella sua intervista rilasciata alla nostra agenzia – che a suo tempo lo aveva rintracciato a Tblisi, in Georgia – prevedendo che fosse tra quelli che non avrebbero resistito ancora a lungo e che inevitabilmente prima o poi sarebbe stato costretto a lasciare la Federazione Russa, proprio come aveva fatto lui. E Aba News aveva anticipato la sua storia giornalistica e la sua biografia (QUI) indicandolo appunto come il probabile prossimo bersaglio del Cremlino, proprio per la sua forte esposizione.

Laureato in giurisprudenza, Babcenko ha lavorato per Moskovskij Komsomolets e Novaja Gazeta (il giornale di Anna Politkovskaja), ha fondato la testata Arte della guerra e ha scritto libri sui conflitti armati. Strenuo oppositore del capo del Cremlino Putin, il 25 dicembre scorso, quando è caduto nel Mar Nero l’aereo militare TU-154 con a bordo l’intero coro dell’Armata Rossa appena decollato da Sochi e diretto in Siria per “sollevare il morale” delle truppe russe, ha infiammato il web scrivendo un post durissimo sostenendo che non si trattava di artisti ma di militari, perché veri artisti non avrebbero scritto, cantato e ballato canzoni in cui veniva deriso il popolo ucraino in lotta per la sua indipendenza, perché il compito del Coro militare è portare musica popolare e promuovere le tradizioni e non fare celebrazioni militari di parte; e che anche la missione in Siria stava per svolgersi sul corpo caldo di donne e bambini uccisi dai missili russi.

«Io non ho compassione – aveva scritto fra l’altro – né pietà. Non esprimo condoglianze ai loro cari come nessuno di loro li ha espressi continuando a cantare e ballare al supporto del potere e spargere letame dagli schermi delle tv anche dopo la morte di persone innocenti».

Parole che se da un lato hanno riscosso il favore di migliaia di oppositori, dall’altro hanno provocato per molti giorni la reazione indignata dei sostenitori del regime, che lo hanno aggredito con insulti, minacce e auguri di morte. Il giornale Komsomolskaja Pravda aveva addirittura chiesto di aprire un procedimento penale nei suoi confronti.

Babcenko, di procedimenti penali ne ha aperti diversi, fra i quali uno per “istigazione a disordini di massa” per un post dove ha descritto la “tattica dei manifestanti per elezioni oneste in Russia”.

Ora, come scherzo del destino, è proprio Sotnik il primo a intervistare il suo amico e collega appena giunto a Praga. E lo fa con un collegamento Skype da Mosca (come avevamo fatto noi con lui da Genova a Tblisi) intervistandolo per Sotnik Tv, la sua emittente web. Il telereporter russo infatti, dopo la parentesi georgiana, da qualche mese è tornato a casa.

Dopo i nostri articoli si erano occupati del suo caso non solo la Federazione Nazionale della Stampa, Articolo 21, Ossigeno per l’Informazione, ma anche organizzazioni internazionali – con offerte concrete e discrete di aiuto – come Reporter sans Frontiere; IFJ, la Federazione Internazionale dei Giornalisti, e perfino l’Ufficio del Rappresentante sulla libertà dei media dell’Osce. Ma dopo un periodo di riflessione, il giornalista aveva però preferito rientrare a Mosca, nonostante la sua posizione fosse giudicata fortemente a rischio. «Dopo le ultime pesanti minacce – spiega lui – avevo sentito calare la tensione, e ho voluto tornare in patria riprendendo il mio lavoro sul campo, perché quello è il mio posto».

Di seguito la trascrizione tradotta in italiano dell’intervista a Babcenko qui il video – in russo – andato in onda su Sotnik-Tv il 22 febbraio alle 18,30, ora italiana.

L’intervista a Babcenko su Sotnik Tv

Arkady Babcenko, il giornalista dissidente russo riparato a Praga

SASHA SOTNIK – Arkady Babcenko, come stai in quel di Praga? Perché hai deciso di andare via?

ARKADY BABCENKO – Praga è una città terribile. Qui la birra costa meno dell’acqua e questo non mi fa star bene. Ho deciso di andare via dalla Russia perché mi è arrivata l’informazione che stanno per aprire un procedimento penale nei miei confronti, che si decide proprio in questo momento cosa fare di me. Mettermi in galera o lasciare ancora scrivere su Facebook questo giornalista indipendente. Ho deciso di non aspettare la loro decisione e così sono andato via. Sto un po’ qui perché forse se non c’è persona non c’è problema. Spero che se la cosa piano piano scemerà, tornerò indietro.

S.S. – Io sono stato in questa stessa situazione e capisco molto bene cosa vuol dire. Non sai assolutamente cosa di aspetta, non sai cosa fare… Tu per esempio hai qualche programma di azione, hai ricevuto qualche proposta di collaborazione o qualcosa del genere?

A.B. – Non ho assolutamente alcun programma. Adesso alcune brave persone mi hanno lasciato vivere sul loro zerbino, ho il visto turistico e per ora va così.

S.S. – Il visto turistico per quanto?

A.B. – Massimo 90 giorni, poi devo vedere come si svilupperanno le cose. Non so cosa farò.

S.S. – Scusa una domanda molto personale. I tuoi figli, i tuoi familiari sono rimasti in Russia. Loro sono minacciati in qualche modo?

A.B. – Spero di no. Spero che la situazione non sia ancora arrivata a questi punti.

S.S. – Come commenti il fatto che oggi il tuo nome sia stato sciacquato da Solaviov (conduttore della tv statale russa più importante, dichiaratamente putiniano, che aveva pesantemente attaccato anche Sotnik quando era sparito a sua volta – ndr). È andata una trasmissione in cui hanno parlato di te e di Musdabajev (un altro giornalista dissidente andato via dalla Russia riparando in Ucraina – ndr) e anche di me. C’era il signor Lurié che ha usato termini molto dispregiativi sul tuo conto, dicendo che sei “scappato a Praga saltellando sulle stampelle” (Babcenko ha recentemente subito un intervento a una gamba dopo una caduta – ndr). Si sono comportati veramente in modo vergognoso.

A.B. – A me interessava quello che dicevano di me in quella tv quando ero in Russia. Dal tono che usavano potevo capire i passi successivi del potere nei miei confronti e sapere come regolarmi. Se tu vedi che in tv iniziano a parlare in un certo modo puoi immaginare che le cose andranno in una certa direzione. Ora sono qui e intuisco che non ci sarà nessuna repressione nei miei confronti da parte dello Stato, e per questo sputo sopra quello che stanno dicendo di me.

S.S. – Secondo te, per quanto tempo dovrai rimanere all’estero? Eventualmente saresti pronto a emigrare definitivamente dalla Russia?

A.B. – Ieri è venuto a trovarmi Rustem Adagamov (un altro giornalista russo dissidente riparato all’estero per motivi di sicurezza – ndr), abbiamo bevuto una birra e mi ha detto che anche lui pensava che le acque si sarebbero calmate presto. Invece sono cinque anni che vive in esilio. Ma lui è andato via in un’altra situazione, perché dopo la denuncia avevano già iniziato il procedimento penale; per me non è ancora così e penso che la mia partenza servirà a non farlo cominciare. In fin dei conti me ne sono andato e penso che nella mia situazione tutto si risolverà prima di cinque anni. Almeno spero. Ma è chiaro che non posso prevedere nulla.

S.S. – Hai qualche sensazione di come possa svilupparsi la situazione? A me ad esempio a un certo punto hanno smesso di telefonarmi, di minacciarmi. Ho sentito che la situazione si era raffreddata e ho potuto tornare senza annunciarlo preventivamente, perché non serve farsi tanta pubblicità in questi casi. Secondo te nel tuo caso durerà tanto?

A.B. – Da un lato vorrei tornare tra una settimana, perché casa è sempre casa, e non c’è niente da fare; dall’altro capisci che anche se torni è una soluzione temporanea. Tu sai che in ogni caso scriverai qualcosa, pesterai i piedi a qualcuno… Non è la prima volta che mi perseguitano e che aprono un procedimento contro di me. Le cose ricominceranno, inizierà per la decima volta la stessa cosa. Dall’altro lato adesso è come se adesso io avessi uno sdoppiamento della personalità: vorrei proprio che iniziassero questo procedimento penale e la piantiamo li, mettiamo finalmente questo punto! Ma questi sono i miei desideri, non dipende da me. Vedremo quali decisioni prenderanno.

S.S. – Ieri il Parlamento inglese ha adottato una legge analoga all’atto di Magnitskij, quello americano. Cosa dici, li stanno stringendo i nostri ragazzi? (nel senso dei detentori del potere russo – ndr). Questa adesso, nel Continente europeo, è una continuazione della sconfitta dell’entrourage di Putin… tu cosa ne pensi?

A.B. – Penso che si sia avviata la divisione in Europa, che nel mondo siano iniziati grandi spostamenti titanici. Da un lato quella parte di Europa liberale e pro unione europea che sicuramente stringerà Putin; dall’altro quella che non è liberale e che è contro l’Europa unita e che continuerà a votare per Le Pen, a sostenere Trump, a prendere i soldi dal Cremlino, che cercherà di destabilizzare in tutti i modi la situazione. Vedremo chi vincerà. Io spero – perché in Europa hanno sempre vinto le persone più o meno ragionevoli e per 70 anni non c’è stata guerra – che non ci siano grandi scosse, ma non escludo che possiamo arrivare a una grande guerra.

S.S. – Grazie Arcadi, io spero che alla guerra non si arrivi, e spero che tu tornerai presto a Mosca. Io sono tornato e non abbiamo avuto modo di incontrarci personalmente. La birra non c’è solo a Praga…

A.B. – Si, bisognerebbe venire a berla a Mosca.

S.S. – Ti auguro buona fortuna.

A.B. – Buona fortuna anche a te.

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