Il colpo che cambiò la storia: nuove rivelazioni su Kennedy

Il colpo che cambiò la storia: nuove rivelazioni su Kennedy
Kennedy

Oggi si celebra il sessantesimo anniversario di un evento che ha sconvolto gli Stati Uniti e il mondo intero: l’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy a Dallas il 22 novembre 1963. Questa tragedia ha lasciato un’impronta indelebile nella memoria collettiva globale, cambiando il corso della storia americana.

Kennedy, rampollo di una famiglia influente e con un brillante percorso accademico a Harvard, ha intrapreso una carriera politica che è stata bruscamente interrotta a soli 46 anni. Quel fatidico giorno, il presidente Kennedy stava attraversando una piazza gremita di sostenitori entusiasti nella sua limousine presidenziale, insieme alla sua consorte Jacqueline, icona di stile ed eleganza. Improvvisamente, un colpo di fucile ha squarciato l’aria, colpendo il presidente. La reazione istintiva di Jacqueline nel cercare di proteggere il marito è rimasta una delle immagini più strazianti di quell’epoca.

Poco dopo, è stato arrestato Lee Harvey Oswald, un ex marine attivista castrista, accusato di essere l’unico responsabile dell’attentato. Tuttavia, il suo omicidio per mano di Jack Ruby, un proprietario di un night club con presunti legami con la mafia, prima che potesse essere processato, ha alimentato ulteriori dubbi e teorie del complotto che persistono ancora oggi.

Nonostante le conclusioni della Commissione Warren, istituita dal successore di Kennedy, Lyndon B. Johnson, secondo cui Oswald ha agito da solo, il dibattito pubblico su questo caso non si è mai del tutto placato. Nel corso degli anni, il caso JFK è diventato un terreno fertile per teorici del complotto, autori di libri, documentaristi e cineasti, ognuno con la propria versione degli eventi.

Nonostante la breve durata della sua presidenza, Kennedy ha vissuto un periodo di grande rilevanza storica, affrontando sfide come la Guerra Fredda, lo sbarco nella Baia dei Porci, la crisi dei missili di Cuba e la costruzione del Muro di Berlino. La sua celebre dichiarazione “Ich bin ein Berliner” pronunciata davanti alla Porta di Brandeburgo rimane uno dei momenti più emblematici del suo mandato.

Anche dopo decenni, Kennedy è ancora uno dei presidenti americani più amati e rispettati. La sua visione di pace, espressa in un discorso alle Nazioni Unite pochi mesi prima dell’attentato, e il suo carisma hanno lasciato un’eredità duratura.

Oggi, un altro membro della famiglia Kennedy, Robert Kennedy Jr., figlio del fratello di JFK assassinato nel 1968, sta facendo il suo ingresso nella politica americana. Nonostante le controversie che lo circondano, tra cui le sue posizioni no-vax e l’accusa di antisemitismo, il suo ingresso in politica riaccende l’interesse per la storica dinastia Kennedy.

Quindi, questo anniversario non è solo una commemorazione della tragica fine di un presidente amato, ma anche un momento per riflettere sulla complessità della storia americana, sulle teorie del complotto che circondano ancora l’assassinio di JFK e sull’eventuale impatto che un altro Kennedy potrebbe avere sulla politica attuale. Nel frattempo, il ricordo di JFK continua ad influenzare l’America, con un tasso di approvazione postumo eccezionalmente alto, testimonianza del suo duraturo impatto sulla nazione e sul mondo.